C’è o non c’è la Luna…?

Solo un sogno?
 
Le ore trascorrono nell’orrore sacro dei meriggi canicolari, sulle pianure abitate da un Dio immite
ed occulto. La gran luce meridiana da un senso nuovo di malessere fisico misto a una specie di
vaga malinconia; è l’ora della luce e del silenzio, imminenti sulla vacuità della vita. Nel cuore va
muovendosi qualcosa di simile all’ansietà di chi sia in attesa di un evento senza nome.. Appaio
debole e trepido a me stesso, come diminuito d’animo, seguito d’una prova sfavorevole ai
confini del mondo.. Or anche i minuti e i secondi appaiono lenti e interminabili; lame affilate
trafiggono organi di cartapesta..
Messaggeri interiori si tuffano da un trampolino troppo alto, finendo per sparire nell’oblio più
profondo, difficili da ritrovare, impossibili da ricercare…
 
Ora il dubbio, tremenda condanna, strazia col suo ironico ghigno quell’ispirazione segreta che
sento vibrare, nell’arte del vivere, come un prodigio legato ai misteri, all’essenza delle cose, in
assoluta libertà dallo spazio e dal tempo… ma ora schiavo, turbato nell’intimo del sentimento..
E così come irrompe il pianto fra l’iride corrotta, il dipinto celeste si macchia di rosso scarlatto,
mentre la luna si fa spazio fra un ammasso di stelle.
 
Nella notte ove la luna bianca splende nel cielo, ogni piccola stella riflette un timore ignominioso,
indegno d’esser vissuto, ma da me medesimo consumato… L’occhi della bella sorella s’inarcano
in disapprovazione, lasciando spazio alla curiosità.. Punito dovrei essere per ogni dolore inutile,
senza senso, senza significato alcuno, accolto dentro me tramite astratte sofferenze.. Libellule
arcobaleno si levano da papaveri appassiti che man mano scompaiono dal paesaggio di un
eterno viaggio notturno.. Lentamente si dilegua la bianca nebbia prodotta da caute espirazioni,
diffondendosi nell’ampiezza della macchina e fuggendo dalle strie fessure del finestrino per
invadere il buio.. Il raggio della luna lattescente colpisce la strada, quasi come volesse indicare
direzioni gia decise… gia passate.. I forieri del tempo riescono quasi ad oppugnare se stessi nella
loro esistenza; ricordi privi di verso e contraddittori.
Nella linea orizzontale che determina l’infinito appare ora la distesa equorea, immergendo nella
sua beltà le fattezze della natura; e mentre una freccia appuntita vien lanciata dal mio cervello, la
mente si chiude, seguita dagl’occhi…
 
L’assoluta magnificenza del mare or sovrasta ogni mia aspettativa, mentre il fragore delle onde
sugli scogli diffonde scuma gelida tutt’intorno. Misuro il mio respiro sul soffio dello spazio
illimitato, avendo oramai sentito indizi indubitabili; avevo sentito ancora il ferreo cerchio
restringersi attorno alla mia attività vitale fin a ritrovarmi impotente com’anche inerte.. Il senso di
quel dolore mentale divenne più profondo quel giorno, quando più la guardavo alzata alla luce
delle stelle…
I capelli disciolti perchè s’asciugassero; e le ciocche ammassate dall’umidità le cadevano dietro,
sulle spalle.. Come avvolta fra le pieghe d’un lenzuolo, si disegnava metà sul campo glauco del
mare e metà sulla chiarissima trasparenza celeste. Appena si scorgeva fuori dalla capigliatura il
profilo della faccia che nascondeva uno sguardo caldo e appagante.. Si temprava, si fortificava,
comunicando con le cose libere e sane, lasciandosi carezzare dai raggi lunari. Come mai poteva
essere, nel tempo medesimo, così folle e così valida? Come poteva assumere in un giorno, o in
una semplice ora, tanti diversi aspetti? Era quello il mio morbo; l’amante il cui dolore era talvolta
quasi spaventoso, la cui mente aveva talvolta apparenze quasi lugubri d’agonia; quella stessa
creatura, alzata sul lido del mare, poteva raccogliere e sostenere nei suoi sensi tutta la naturale
delizia sparsa in ciò che la circondava, e apparire simile ai simulacri della bellezza antica, inchinati
sul cristallo armonioso del buio…
Il sentimento della mia debolezza s’intorbidiva d’odio, mentre la sua perspicacia si faceva sempre
più lucida. Pensavo: "Quante cose pure e impure fermenteranno nel suo sangue! Tutti gli istinti
ereditari in lei, indistruttibili, pronti a svilupparsi e ad insorgere contro qualunque costrizione..
Io non potrò mai far nulla per cambiarla. Io non potrò che sovrapporre alla realtà della sua
persona le figure mutevoli dei miei sogni, e lei potrà al massimo offrire alla mia ebrezza solitaria
la sua indispensabile compagnia. (…)"
 
Il mio pensiero tenta ora spesso di ridurla in un semplice motivo di immaginazione togliendo ogni
valore alla forma palpabile, tuttavia sento ormai di esser legato alla realtà di quella carne, ma
specialmente a ciò che di nero vi alberga…
 
 
 
                                                                                                          [E giorno dopo giorno mi
                                                                                                           domando perchè la Luna
                                                                                                           abbia deciso di prendere
                                                                                                           forme umane… (?)]
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