Il canto d’un Poeta…

Follia Poetica
 
Dai crini s’innalza il sole dorato, dalle budella il chiarore della luna, dal sopra
rinasco sotto. In attesa dell’imago crepuscolo cresce e soccombe un’anima
dannata, fuori da ogni regola. Infetto filamento del Male primordiale, distrutto
dal disio di sensazioni uniche, costretto ad osservare sperperata la propria
bellezza.. Trascende la logica dell’ammissibile, esecrando l’equo e l’avvezzo.
Un inane tentativo d’emulare la vita, dicendosi esistente, ma bramando la
sofferenza in non vita.
 
Unico desiderio incontenibile. Unica voglia insaziabile; Follia, negromante a
cui tutto devo…
 
La vidi, sotto la verga del suo furore. Mi guidò e mi fece camminare in tenebra
e non in luce. Si, contro di me volgeva e rivolgeva la sua mano tutto il giorno.
Vidi disfare la mia carne e la mia pelle, spezzate le mie ossa. Fabbricò contro
di me e mi avvolse di veleno e di amarezza. In luoghi tenebrosi mi fece abitare
come i morti da tempo. Innalzò un muro attorno a me: non potevo uscire,
appesantì le mie catene. Avrei potuto gridare, implorare… ella soffocava la mia
preghiera. Murò le mie strade con massi tagliati, deviò i miei sentieri. Fù per
me come orso in agguato, come leone nei nascondigli. Mi dilaniò, mi fece
oggetto di desolazione, e la mia lingua gustò il sapore della dolenza. Tese il
suo braccio verso di me e mi pose come bersaglio alla spada; conficcò nei miei
reni la lama della sua rabbia.. Mi saziò con erbe amare e mi dissetò con assenzio.
I miei denti furono spezzati nella ghiaia, mi fece cadere nello scoramento e nella
polvere. Si allontanò dalla pace l’anima mia, dimenticando la felicità.
 
E fù sterminio, tramonto e tragedia… terrore di un mondo ignominioso, ed unica
trasmigerazione di ogni virtù; Mutilato!
 
Tutto ridivenne immoto. Tuono, Fulmine, Tempesta; contro di me, fin dall’interno.
A chilometri d’altezza una goccia abbandona le nuvole, piombando eterna sulla
città. Che sia segnata la mia fronte dalle sferzate del gelo. Che si alimenti la
mia inquietudine coi venti dell’ovest. Un tempo erano i miei occhi di morta
corteccia, l’idillio antico, il magnetismo della poesia.
Anima sentinella, mormoro la confessione della notte così nulla e del giorno così
infuocato. Dagli umani suffragi, dagli slanci comuni, perfino dai versi..
 
Lo spazio irreale. Ascoltare l’universo e l’intera memoria del mondo. Un flagello
dell’Equilibrio, anima in ombra ed occhi in luce. L’orgoglioso manto dell’amore,
divenuto nostalgico, è a brandelli, riposto in nessun conto..
Nessuno può comprenderlo; è un sigillo disperato, imperiale afflizione che
scaglia la sua ultima freccia su di me. Quando risale dal profondo le ombre
trattengono il fiato. Quando va via è come la lontananza al sudario delle angoscie.
 
Se solo avessi levità di Luna invece di questo torturato, pesantissimo cuore… e
conoscessi la purezza delle acque come fossi entro raccolto in miti e sacrifici,
allora spoglierei questa inspida memoria per immergermi nella dimenticanza.
Non v’è orrore al mondo che sorpassi la fredda crudeltà di questo sole di ghiaccio
e di questa immensa notte simile al vecchio Caos. Invidio la sorte dei più vili
animali, capaci d’inabissarsi in uno stupido sonno, tanto lentamente si dipana la
matassa del tempo.
 
Le mie file, le mie guerre, le mie poesie non hanno vesti, né nomi, né almanacchi,
né armi, ma il loro venire è annunciato da messaggeri interiori, ed il loro andare
è come un addio. Anche se non se ne vanno. Mai..
 
Allorchè, per decreto delle potenze supreme, il Poeta appare in questo mondo
attediato e tetro, e stringe i pugni verso un Dio che banchetta sul ciglio dei
mondi:
"Perchè non aver creato un groviglio di vipere piuttosto che nutrire la vergogna nel cuore!
Allora farò come gli idioti antichi, e come essi vorrò ch’Egli m’adori, e m’adori ancora;
m’ubriacherò di nardo, di incenso e di mirra, di genuflessioni, di carne e di vino, per sapere
se io possa, in un cuore che m’ammira, usurpare, ridendo, gli omaggi destinati alle divinità.
Stanco di queste farse empie, poserò su di lui la mia forte e fragile mano; le mie unghie
sapranno così farsi strada sino in fondo al suo centro di vita."
 
Verso il cielo, ove il suo occhio mira uno splendido trono, il Poeta tristemente
leva le sue braccia, e i grandi lampi del suo spirito lucido gli precludono la
vista della salvezza, per sempre…
 
 
                                                         [Quando il sipario calerà,
                                                                         e nessuno più sarà disposto
                                                                            a sentire la poesia Immortale…
                                                                               allora rimarrò solo con le lacrime..]
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