In una mente malata…

Ignoto.
 
Il vento soffia, vola il fogliame, e fischiano gli uccelli, fondendosi in una danza ancestrale
creando un groviglio di piccole figure che si perdono nell’immensità della grande valle
dell’Ignoto. I tronchi dei maestosi alberi si dileguano nella vastità del cielo, mentre i loro
rami si spandono per tutta l’area in una ghirlanda marrone scuro che occulta tutto ciò
che varca i limiti di quella foresta.
Il sole, fratello in dimenticanza, scompare dietro la morsa del cielo, complice ingiusto…
E come il nulla cresce nei meandri della valle, lento pervade anche me, semplice passante,
o attento osservatore…?
 
Passo per passo il mio corpo sprofonda nelle viscere del terreno, mostro senza sazio, ed
unico secondo. L’ombra della foresta si espande fin dove l’occhio riesce a scorgere,
impedendo anche al più lieve raggio solare di penetrarvi. Milioni di corpi senza
vita sono sparsi intorno al mio cammino, sfortunati viaggiatori senza meta alcuna..
Mucchi di ossa seminati per la via, scoraggiati peregrini dell’eterno viaggio di ritorno..
Il terreno, sempre più melmoso, si biforca ora su due sentieri tracciati, misteriosi, avvolti
dal buio della più fitta vegetazione… e come al braccio destro di Dio fù messo un falso
cantastorie, la mia scelta cade sul sentiero sinistro, in suo unico disonore…
Il passo prosegue, e il sentiero s’irrobustisce sempre più con rocce e pezzi di legno, fin a
divenire una semplice stradella di pietra.
Un blocco di roccia ora è alla mia sinistra, e su di esso…
 
                                                           Uno Specchio…
 
Uno splendido specchio con sgargianti cornici dorate, e dentro…?
La mia immagine non viene riflessa, si spacca lo specchio… e mentre le schegge invadono
il mio corpo, il vuoto contenuto in quell’insensato oggetto mi accoglie nel suo nulla,
mostrandomi due mie immagini nitide, uniche… come me..
… Rotto lo spettrale strumento prosegue il mio cammino, lento e svelto al tempo stesso,
immerso nella paura del luogo.
                                                           Una Matita…
 
Una matita con dolci ricamature ai miei piedi.. La gomma consumata in un nero profondo,
e la punta rotta, in frammenti. 
Brividi e paura per ciò che quell’insignificante oggetto poteva aver creato nel corso della
sua beffarda essistenza… e unico terrore, per ciò che essa avrebbe potuto creare in me..
… Ed ancora il passo riprende, stanco da continue, ma irresistibili distrazioni, capaci di
mutarne la forma.
 
                                                           Una Benda…
 
Una scura benda di stoffa, in grado di respingere ogni flavo raggio al mittente in cambio
d’un semplice nodo.. Nel suo buio tanti si sono smarriti inesorabilmente, scoprendo le 
parti più infide del proprio essere, che candidamente veniva soppresso nel mistero… e,
nelle preghiere d’una fine più decorosa, procedo lasciandomi alle spalle quell’attirante
manufatto di stoffa nera..
 
                                                                  [ … ]
 
Finalmente al centro della valle, ed ora il riflesso del sole sull’acqua d’una calma sorgente
colpisce il mio sguardo, ancora abituato al nero spettrale dell’immenso.
Un altro mondo, dimenticato da tutti, ove si perde ogni senso di divina provvidenza per 
poter accogliere il piacere del lugubre abbraccio del vento, del tenebroso spicchio solare
e dell’asciutta amarezza che regala il lieve odore dell’acqua pura…
E fù in quel momento… occhi argentei e tempestosi capelli al vento, le forme di una Dea…
Una Divinità che quieta danza al centro della fonte in magiche movenze, mentre lenta e
impaurita l’acqua si scansa da Lei. Nonostante l’apparente miracolo di bellezza, la sua 
agghiacciante vista è rivolta verso il mio corpo, spoglio d’ogni menzogna, riuscendo a
incutere in me tanto panico da non pensare nemmeno all’idea di potermi avvicinare..
 
                                                           E li accadde…
 
Un’occhiata alla mia sinistra, e la sorpresa mi coglie nel rivedere lo specchio, la matita e
la benda accanto a me… ora uno sguardo a destra per far si che alla vista cada un affilato
pugnale con antiche incisioni sul manico, nembifere avversarie..
In un orrendo plagio esistenziale quel pugnale avrà ucciso numerosi esseri viventi, ma
la sicurezza nel portarlo con se da parte dei Morti stenta a scomparire…
 
Getto i tre vecchi oggetti in acqua, colgo il pugnale, e mentre esso va a sfiorare l’insulso
cuore che m’appartiene, m’immergo nelle acque gelide..
Il cammino è ora reso difficoltoso dall’ammasso liquido che mi sovrasta, ed i fulminei
occhi della Dea restano sempre poggiati su di me… e sono li. Davanti solo Lei, nel suo 
infinito essere.. Mi lascio cadere alle sue braccia, e sento la pelle liscia accarezzare il mio
guscio, gettandomi in insulse sensazioni.. Sento la sua forza lambirmi in una spira di
sentimenti irreali, cullandomi nei suoi amorevoli movimenti, certo che li avrei consumato
me stesso… e mentre l’acqua si macchia d’un rosso vermiglio, lento sprofondo nell’Ignoto,
mentre al mio udito giunge dalla sua bocca un solo, esule sussurro, che mai avrò occasone
d’afferrare…
 
                           
                                      
                                                                             [ Col tuo veleno alleviaci l’asprezza della via!
                                                                               Noi vogliamo, bruciati da questo interno fuoco,
                                                                               scendere nell’abisso, cielo e inferno che sia,
                                                                               e annegar nell’Ignoto, pur di trovare il nuovo! ]         
                                                                     
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Una risposta a In una mente malata…

  1. ViOla ha detto:

    Questo mi piace davvero tanto

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